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Mauro Marra, uno dei fondatori ed animatore dell’Associazione Immigrati Extracomunitari di Pordenone, ha scritto oggi una lettera al Messaggero Veneto e al Gazzettino piena di ricordi e di speranza. La condivido qui con voi:

Buongiorno,

chiedo ospitalità agli organi di stampa per intervenire sulla vicenda della casa negata a Barbara Ababio, per il colore della pelle. Non dico di essere indignato, perché lavorando da più di vent’anni con i migranti, ho smesso da un pezzo di indignarmi: situazioni come questa purtroppo non sono isolate e restano ignorate solamente perché quando uno ha bisogno di una casa e gli sbattono la porta in faccia, cerca di risolvere il problema dell’alloggio innanzitutto.
Bene ha fatto Barbara a denunciare questa palese discriminazione e a lei va il mio sostegno senza se e senza ma.

Ma qui voglio intervenire come cittadino di Porcia, anzi di Roraipiccolo, la frazione dove è ubicata la casa negata. Io ho la fortuna di abitare nella stessa casa dove sono nato un sacco di anni fa e quindi, ormai, faccio parte dell’arredamento di Roraipiccolo. E mi domando dove è finita la solidarietà che caratterizzava il quartiere e che io ho sperimentato da quando sono nato ?

Mio padre era siciliano e arriva a Roraipiccolo nel 1943 dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia e il mio nonno materno, Paulin Santarossa, lo accoglie in casa sebbene lui, manovale, lavorasse saltuariamente ed avesse otto figli da mantenere; mio padre parlava correntemente il nostro dialetto e per tutti a Roraipiccolo era Beppino.
Questo era Roraipiccolo e questo era il paese che io ricordo da bambino, pieno di giovani migranti che partivano per paesi lontani e tornavano poi con compagni e compagne di quei paesi che venivano accettati e diventavano parte integrante del vicinato, magari con dei soprannomi salaci, ma detti sempre senza malizia.
E quando i migranti tornavano in agosto per le ferie, alla sera in osteria le strofe delle nostre canzoni popolari si mescolavano alle nuove melodie che i giovani avevano imparato dai “foresti”.

Dove è finita questa cultura? Dove è finito questo patrimonio di solidarietà e di esperienza? Questo io mi domando da cittadino di Porcia e questo io chiedo agli amministratori del nostro comune il silenzio dei quali sulla vicenda è assordante. E se dobbiamo imparare dalle nostre tradizioni, incominciamo a far diventare Roraipiccolo quello che era.
Qualcuno farà la solita dichiarazione che nei tempi di crisi bisogna pensare prima ai “nostri” e che gli stranieri se ne devono andare perché non abbiamo soldi da spendere per loro. Ai migranti nessuno regala niente e il saldo attivo che portano alla ricchezza dell’Italia è di 1,5 MILIARDI di EURO.

Penso che a fronte di queste cifre, almeno il diritto di un tetto sulla testa a pagamento sia dovuto. Comunque sono convinto che i migranti sapranno far valere da soli i loro diritti.
Scusate l’amarcord, con cordiali saluti.

Mauro Marra, Via della chiesa, 2/3, Roraipoccolo – Porcia

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