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Ho accolto con piacere l’invito a moderare il dibattito “Chi tocca muore” sulla figura di Thomas Sankara, che si terrà sabato 1° febbraio, alle ore 15.00 presso l’auditorium della Regione di Pordenone (via Roma 2). Il dibattito tratterà il tema dello scambio diseguale tra nord e sud del mondo e parteciperanno:

Marinella CORREGGIA
attivista e giornalista, co-curatrice dei libri
Il presidente ribelle e Thomas Sankara, i discorsi e le idee
Pape DIAW
presidente associazione Oltre l’Africa
Patrizia DONADELLO
comitato Giustizia per Thomas Sankara. Giustizia per l’Africa
Stefano PUSTETTO
consigliere regionale

Thomas Sankara ha rappresentato (assieme a pochi altri) la speranza del popolo africano ad una economia più giusta tra nord e sud del mondo. Ma è stato anche capace di impegnarsi, in questo ancor più solo nel panorama dei capi di stato, per l’emancipazione di noi donne. Vi propongo questo estratto del suo discorso dell’8 marzo 1987, in occasione della giornata internazionale della donna a Ouagadougou:

Per oppresso che sia, un uomo trova sempre un essere da opprimere: sua moglie. È una terribile realtà questa. Quando parliamo dell’ignobile sistema dell’apartheid, il nostro pensiero e la nostra emozione vanno ai neri sfruttati e oppressi. Ma dimentichiamo purtroppo la donna nera costretta a subire il suo uomo, un uomo che, munito del lasciapassare, si sente autorizzato ad altri “appuntamenti” prima di andare a ritrovare colei che l’ha atteso degnamente.

Pensiamo anche alla donna bianca del Sudafrica, aristocratica, sicuramente circondata dagli agi materiali, ma purtroppo macchina di piacere per quegli osceni uomini bianchi che per dimenticare i propri misfatti nei confronti dei neri non hanno altro che 1’ubriacatura disordinata e perversa di rapporti sessuali brutali.

Inoltre, non mancano esempi di uomini progressisti che vivono allegramente nell’adulterio ma che sarebbero pronti ad assassinare la moglie per un semplice sospetto di infedeltà. Sono numerosi qui da noi questi uomini che vanno a cercare delle cosiddette consolazioni nelle braccia di prostitute e cortigiane di ogni sorta! Senza dimenticare i mariti irresponsabili i cui salari non servono che a mantenere amanti e arricchire i venditori di alcolici. E che dire di quei piccoli uomini, anch’essi progressisti, che si ritrovano a parlare in modo lascivo delle donne di cui hanno abusato. Credono così di misurarsi con gli altri uomini, o di umiliarli quando conquistano donne sposate.

In effetti, non si tratta che di piccoli esseri penosi di cui non avremmo nemmeno parlato se il loro comportamento da delinquenti non offendesse la virtù e la moralità di donne di grande valore che sarebbero state motto utili alla nostra rivoluzione.

E poi tutti questi militanti più o meno rivoluzionari, meno che più, che non accettano che le loro mogli militino o lo accettano solo per la militanza durante le ore di luce; e picchiano le loro donne perché sono uscite per una riunione o manifestazione di notte. Ah! Questi sospettosi, questi gelosi! Che povertà di spirito e che impegno solo condizionato, limitato! E forse solo di notte che una donna delusa e decisa può ingannare il marito? E cos’è questo impegno per il quale la militanza si ferma al calare della notte, per riprendere i propri diritti ed esigenze solo all’alba!

 

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