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Gentile ministra Kyenge,

la sua presenza a Pordenone sta sollevando molte polemiche e ad
attenderla troverà gruppi di individui pronti a contestarla.

Nasconderanno le vere ragioni del loro disprezzo nei suoi confronti
dietro il paravento della critica politica ad un ministro e ad un
ministero ritenuto inutile, se non pericoloso, per gli obiettivi che
si pone.

Io so quali sono i veri motivi del loro astio.

A noi, persone di colore, magari donne, è consentito arrivare solo
sino ad un certo punto. Oltrepassare quella linea, trasparente e non
visibile ai più, fa scoppiare la paura che un malcelato senso di
superiorità venga messo in pericolo.

Noi possiamo essere operaie, addette alle pulizie, commesse senza che
questo, adesso, disturbi nessuno. Non possiamo certo essere
giornaliste, medici, insegnanti e, ancor meno, ambire ad assumere
ruoli di governo.

Se facciamo questo passo, che sia per diventare sindaci o per fare i
ministri, iniziano critiche e insulti che mai sarebbero rivolti a
persone di pelle chiara.

Nel brodo culturale in cui questi individui si muovono, si sprecano
affermazioni secondo le quali noi di pelle nera non possiamo essere
italiani e, pur essendo nati e cresciuti qui, veniamo invitati a
tornarcene nel nostro paese.

Signora ministra, non si lasci intimidire e continuiamo insieme questo
faticoso percorso affinché anche queste persone, che magari si
offendono a sentirsi definire razziste, capiscano che il nostro paese,
il mio paese, per il quale ci vogliamo impegnare, nel quale abbiamo
studiato ed abbiamo le nostre amicizie, è l’Italia.

Grazie dell’attenzione.

Barbara Ababio
candidata a Sindaco di Porcia

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